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martedì 16 aprile 2013

INCHIOSTRI


Gli inchiostri atossici

Francesca Genna



Gli inchiostri atossici o “ad acqua”costituiscono forse uno degli argomenti più discussi di tutta la ricerca sui nuovi materiali per l’incisione sostenibile. In realtà gli inchiostri “a base acqua” esistevano già prima di queste ricerche. Si trattava di inchiostri molto simili alle tempere, che non erano stati ritenuti adatti ai laboratori professionali per via dei tempi di asciugatura troppo veloce e della consistenza non adatta a penetrare le fibre della carta, ma più una specie di surrogato per piccoli laboratori scolastici.

D’altra parte il principale problema nell'uso dei tradizionali inchiostri a base olio consiste nel fatto che per la pulizia finale di matrici, attrezzature e piani di lavoro, si richiede l’uso di un solvente, problema che è poi stato considerato superato usando l'olio di semi alimentare. Quindi gli inchiostri in sé non costituiscono un nodo centrale nel dibattito sui nuovi materiali. Eppure è quasi l’unico argomento di cui si parla!
Per affrontarlo dobbiamo innanzitutto fare una distinzione tra i diversi tipi di inchiostri di "nuova generazione" oggi in commercio. Bisogna precisare che non si tratta, come spesso travisato, di colori acrilici, i nuovi inchiostri definiti "atossici" sono emulsioni proteiche lavabili con acqua e sapone, a seconda della ditta di produzione e della tipologia, possono essere a base olio o a base acqua, lavabili con acqua ma non sempre miscibili.
In Italia se ne trovano ormai facilmente in commercio di ditte diverse e nel nostro laboratorio di Palermo abbiamo provato le qualità offerte dai marchi : Akua, Caligo e Charbonnel.

Gli inchiostri Akua sono gli unici ad essere definiti proprio “a base acqua”. Susan Rostow e William Jung, i due incisori-stampatori che ne hanno sviluppato la formula, dichiarano che nella composizione è presente soia e gomma arabica (polimero naturale in emulsione), perciò non presentano un aspetto plastico. Sono stati formulati dopo anni di ricerca, sperimentazione e test, inizialmente per rispondere alle esigenze della lavorazione del monotipo. E' soprattutto nella composizione dei monotipi, che richiedono tempi  lunghi di lavorazione, per cui è necessario diluire molto l’inchiostro con i solventi respirandone i fumi, che si pone l’urgenza del problema della tossicità dei solventi. Successivamente sono state messe a punto diverse linee di inchiostri per l'incisione in cavo e rilievo, insieme a tutta una serie di additivi, trasparenti e modificatori vari.

La britannica ditta Caligo  ha sviluppato ed immesso nel mercato dal 2005 la linea Caligo Safe Wash Etching,  una gamma di veri inchiostri a base olio “lavabili con acqua e sapone”. Questa ditta aveva già una lunga storia di produzione di inchiostri tradizionali per l’incisione ed ha voluto dare una risposta alla domanda degli artisti di eliminare i solventi. È stato trovato un equilibrio tra la lavabilità dell’inchiostro e la sufficiente resistenza a penetrare nelle fibre bagnate della carta durante la stampa. I pigmenti usati sono gli stessi degli inchiostri tradizionali, resistenti alla luce, ed il legante è l’olio di lino. La nomenclatura di "non-tossico" è testata dai tossicologi ed approvati come AP (Approved Product) con il sigillo dell’Istituto per le Arti ed i Materiali creativi

Nel 2010, con qualche anno di ritardo rispetto a quanto stava già accadendo sul mercato internazionale, anche la famosa ditta francese Charbonnel presenta alla Fiera di materiali per Belle Arti di Francoforte in Germania la sua nuova linea di inchiostri all’acqua. Sono inchiostri la cui base è una emulsione di olio che permette di lavorare con le stesse modalità degli inchiostri tradizionali in tutte le tecniche dell’incisione, ma lavabili per cui possono eliminarsi dalla lastra e dagli attrezzi con acqua e sapone,. Il vantaggio principale offerto da Charbonnel è che ha riprodotto la gamma dei neri (RSR, F66, 55981, 55985, ecc.) ben noti agli stampatori, ed il prezzo è più basso di circa il 10%.

Secondo la nostra esperienza l’uso di questi inchiostri comporta sia vantaggi che inconvenienti, ed il giudizio sulla bontà di questi nuovi prodotti dipende dal tipo di lavoro che si deve stampare, mentre i vantaggi non sono tanto relazionati all'aspetto di minore tossicità, ma soprattutto alle possibilità di applicazione per la produzione di stampe sperimentali.
Questi nuovi inchiostri rispondono benissimo, anzi meglio di quelli tradizionali, quando si tratta di stampare le lastre di fotopolimero o più in generale le lastre di plexiglas e materiali plastici, alcune acquetinte ed i monotipi. 
Ma quando si tratta di matrici calcografiche con lavori segnici non sempre i risultati sono buoni.
Un altro problema fondamentale è dato dalla permanenza della tinta sulla carta una volta seccato, sommergendo la stampa già fatta in acqua lo strato superficiale dell’inchiostro tende a dissolversi, cosa che con i vecchi inchiostri non succede. Anche se si possono mescolare sia tra di loro che con quelli tradizionali, non sempre reggono alle sovrapposizioni ed a volte tendono a cambiare colore
Queste sono tutte problematiche che ancora non vengono messe in luce, basandosi il dibattito unicamente su fautori e detrattori mentre dovrebbe essere spostato più sulle esperienze di laboratorio che continuano a non essere abbastanza numerose per avere uno spettro sufficiente di casi su cui riflettere.

In una lettera pubblicata sulla rivista inglese Printmaking Today (“water-based inks” in “letters”; vol.21, no3, summer 2012, pp.4.)  Pauline Meade, un'artista incisore dello Yorkshir, solleva il problema dicendo: "tutti questi inchiostri danno dei problemi: asciugatura troppo veloce/troppo lenta; incollatura alla carta; mancanza di trasparenza; consistenza variabile; ecc. Non sono comparabili con gli inchiostri tradizionali. Anche provando le alternative di additivi per trasparenze, durezza, asciugatura, ecc i risultati sono sempre frustranti . C’è qualche incisore o laboratorio che abbia realmente testato questi inchiostri a base acqua?”.

 workshop: incisione non-toxic,
Accademia di Belle Arti di Roma, maggio 2013.

bibliografia
Pauline Meade, “Water-based inks” in Printmaking Today,  vol.21, no3, summer 2012, pp.4.
Angela Brown, "Revolutionary new ink" in Printmaking Today,  vol.16, no3, autumn 2007, pp.31.
http://www.akuainks.com/
http://www.caligoinks.com/




SISTEMA SALINO

Il Sistema Salino.


La sostituzione del mordente acido con il mordente salino è uno dei punti di partenza per un laboratorio di tecniche dell'incisione più sostenibile. Anche se bisogna fare attenzione affinché il ciclo venga seguito bene fino al momento dello smaltimento del mordente esaurito perché questo costituisce un pericolo per l'ambiente. Rimane ben chiaro che non esiste un mordente veramente sicuro per la salute e per l’ambiente: speriamo di trovare un mordente ancora più sicuro del solfato di rame ma nel frattempo sappiamo che risulta essere molto meno tossico dell’acido nitrico. 

La formula del Bordeaux Etch

La formula del Mordente Bordeaux chiamata originariamente da Cedric Green Bordeaux Etch sembra oltremodo adatta per cominciare, in quanto è molto semplice e lavora su un componente unico, il solfato di rame.
Si tratta di una composizione satura che si ottiene mescolando solfato di rame con acqua distillata fino a quando non se ne può dissolvere più, questo corrisponde ad una quantità che va dai 200 ai 250 grammi di solfato dissolti in un litro d’acqua e dà origine ad un mordente per lo zinco molto vivace che produce segni netti anche in pochi secondi di morsura.

La formula del Saline Sulphate Etch.

L ’incisore tedesco Friedhard Kiekeben, ha messo a punto un Sistema Salino Metal Salt Etching che lavora sulla dinamizzazione dei mordenti salini. Il sistema comprende soluzioni saline specifiche fondate su due tipi di processo- base: l’Edinburgh Etch (© F.K. 1997) per l’incisione su rame e ottone, consiste in una soluzione di percloruro di ferro ed acido citrico; il Saline Sulphate Etch (© F.K. 2002) per l’incisione di zinco, acciaio ed alluminio, consiste in una soluzione di solfato di rame e cloruro di sodio.

Nel nostro laboratorio usiamo i metalli grigi (zinco ed alluminio) ed abbiamo perciò adottato la seconda soluzione il Saline Sulphate Etch che chiamiamo con l’abbreviazione di “Mordente Salino”.




Questa soluzione preparata con solfato di rame e cloruro di sodio (cioè normale sale da cucina) rende attiva l'incisione riducendo il “legame di idrolisi” chimico creato tra il sale metallico e l'acqua nella soluzione satura di solfato di rame per cui  l'incisione diventa piuttosto lenta e la soluzione si esaurisce velocemente. Il Mordente Salino risulta circa tre volte più attivo di una normale soluzione al solfato di rame senza sale,  produce un effetto molto incisivo sullo zinco e può corrodere anche l'alluminio che non è attaccato dalla soluzione di solo solfato. 




Un esempio di preparazione del mordente è: 500 g di solfato di rame + 500 g di sale + 5 litri di acqua calda.













La miscela dà vita ad una soluzione verde che quando si stabilizza assume un colore azzurro mediterraneo, a questo punto è pronta all'uso.

Durante la corrosione si produce un sedimento contenente rame mentre gli idrossidi e gli ossidi fluttuano continuamente verso la superficie, impedendo in tal modo alla parte corrosa di ostruirsi. 






Questa parte solida della corrosione costituita da residui di rame va raccolta in modo separato e deve essere oggetto di attenzione nel momento dello smaltimento del mordente.Solo una soluzione che ha perso il colore verde (questo indica la presenza di ioni di rame) e che sia stata neutralizzata con carbonato di soda è sicura e può essere buttata via.

Per smaltire il mordente usiamo tre diverse opzioni:

Nel caso in cui la quantità sia poca, con l’aggiunta di carbonato di sodio si neutralizza la parte acida favorendo così il precipitato dei componenti metallici. Viene quindi lasciato in una vasca o in un secchio finché l’acqua evapora, in questo modo rimarrà  sul fondo un residuo solido, una specie di crosta azzurro- biancastra, composta di carbonato di sodio e solfato di rame, che viene asportata battendo sul fondo della vasca e quindi raccolta come residuo chimico solido in una busta di plastica. 



Se la quantità di mordente da smaltire è troppa ed i tempi di attesa per l’evaporazione diverrebbero troppo lunghi, si neutralizza la parte liquida (sempre con l’aggiunta di carbonato di sodio come descritto sopra e/o lasciando nel bagno dei ritagli di alluminio per tutta la notte) e si filtra la soluzione, raccogliendo da una parte l’elemento solido (una specie di fanghiglia che contiene residui di rame), e dall’altra quello liquido, che, divenuto ormai trasparente, può essere smaltito con un’ulteriore aggiunta d’acqua senza ulteriori preoccupazioni.





Il bagno di solfato può essere inoltre riciclato. Questa ulteriore opportunità è stata esposta dall’incisore canadese Nick Semenoff : il mordente va messo in un bidone di plastica e lasciato stare per un mese o più. I componenti chimici cominciano così a reagire tra di loro e ritorna il colore blu. Se si agita la soluzione ogni tanto la reazione sarà completa. A questo punto, con un piccolo rinforzo, la soluzione blu si può riutilizzare: risulta essere meno corrosiva e per questo può essere preferita per i lavori più delicati.

Bidoni e vasche di diversi tipi di mordente salino nel laboratorio di Tecniche Calcografiche Sperimentali ,
Accademia di Belle Arti di Palermo.



Incontri / Tavole rotonde

FIRENZE, Le Murate/SUC- Sala delle Vetrate.

17 Aprile 2013 - ore 17,00 

LA CULTURA CREA OCCUPAZIONE, Stampa Alternativa ed Editoria di Pregio.







Un simposio giocato sulla capacità della grafica contemporanea di aprire nuovi scenari alla comunicazione visiva, alla tecnologia, alla sostenibilità culturale ed economica ed alla formazione dell’individuo che si traducono in opportunità occupazionali per le nuove generazioni. Un’esplorazione di ciò che oggi significa creare nuovi valori e stili di vita, concretizzare nuovi sogni ed aspettative ridisegnando il proprio ruolo nella società contemporanea come propagatori di conoscenza del passato, imprenditori del presente e fondatori del domani.

RELATORE:
Melania Lanzini - artista e curatore del progetto
INTERVENGONO:
Charles Loverme - MFA University of Colorado
Giovanni Turria, docente di Grafica - Accademia di Belle Arti di Urbino
Francesca Genna, docente di Grafica - Accademia di Belle Arti di Palermo
Francesca Colonia - giovane imprenditrice della grafica
INTRODUCE:
Cristina Giachi - Assessore al Turismo, Europa, Università Giovani e Pari Opportunità del Comune di Firenze

mercoledì 10 aprile 2013

MOSTRE

FÀLACOSAGIUSTA, Palermo 2012

Palermo, 19 – 20 – 21 ottobre 2012, mostra GOODESIGN lavorare bene/abitare meglio. Edizione Sicilia 2012 (a cura di Best Up). Grande Vasca, Cantieri Culturali alla Zisa. 

L'Accademia di Belle Arti di Palermo partecipa alla mostra GOODESIGN, nell'ambito di “Fa' la cosa giusta! Sicilia”, edizione Sicilia 2012: con il libro "Incisione Sostenibile" di Francesca Genna, ed una rappresentanza dell'Archivio "Quelli del non-toxic" curato dalla stessa (libro d'Artista "Profumo" di Marilena Fazio)






martedì 9 aprile 2013

MOSTRE



QUELLI DEL NON -TOXIC/ AQUELLOS DEL  NO-TÓXICO

Mostra itinerante di incisioni e stampe d’arte


Accademia di Belle Arti di Palermo
Francesca Genna (ideazione e cura generale del progetto)

In collaborazione con:
Università Politecnica di Valencia (Spagna), Dipartimento di Disegno,
Blanca Rosa Pastor (coordinamento per Valencia);
Università di Barcellona (Spagna), Facoltà di Belle Arti
Eva Figueras Ferrer (coordinamento per Barcellona);

La mostra presenta ottanta autori italiani e spagnoli, delle Accademie e Facoltà di Belle Arti di Palermo, Barcellona e Valencia, che propongono incisioni prodotte con nuovi materiali e metodi per l'incisione detta "non-toxic", usando materiali più rispettosi dell’ambiente ed attenti alla salute degli operatori del settore delle arti visive e sperimentando nuove forme di espressione grafica.




partecipanti:
Diego ALBERTO PARDO, Erika AMATO, Stefania ARCIERI, Carlos ASENSIO SALVAGUSTÌN, Patrick AUBERT, Leonardo BARRACHINA, Maria BATTAGLIA, Maria BERTOLINO, Luca BONANNO, Diego BONSANGUE, Gabriele Salvo BUZZANGA, Mae BLASCO LÓPEZ , Enzo CALO’, Filippo CALVARUSO, Ivana CAMMARATA, Cristina CAMPOS MORENO, Calogero CANALELLA, Giuseppe CARACCIOLO, Regina CARBAYO LOPEZ, Paqui CONSTANT, Gaetana CONTORNO, Stefania CORDONE, Sara COSTA ESCOBAR, Sergio CUBELLS CAMPANARIO, Antonì DI LEONARDO, Fernando EVANGELIO RODRÍGUEZ, Juliana FERRÈIRA, Samuel FERRER GARCIA, Eva FIGUERAS FERRER, Vittoria FRITTITTA, Vanessa GALLARDO FDEZ, Francesca GENNA, Ana GIL RAMOS, Marta GRASSO, Cedric GREEN, Filippo GUAIANA, Daniela HADHIRI, Eduard HOMEDES VILAS, Carla HORAT, Carmen, JIMÉNEZ PUERTO, Helena KANGAN, Laura LA CAGNINA, Katia LICARI, Dario LO IACONO, Marian LOPEZ PLANA, Daniela LUBRANO, Boro MAÑÓ, Sandra MARCH, Inmaculada MARCO LLEÓ, Angel MARTINEZ SERRANO, Amelia MARTINEZ, Elisa MARTÍNEZ RUFAT, Jennifer MARTÍNEZ RAMÍREZ, Núria MELERO SÁNCHEZ, Maria Josè MOCHOLI BAYONA, Rafael MÖLK MARTÍNEZ-VILANOVA, Maria MONTERO-RÌOS GIL, Clara MONZÒ GARCIA, Pablo MORALES MORENO, PAQUI CONSTANT, Blanca Rosa PASTOR CUBILLO, Liboria PATERMO, Maria Chiara PECORARO, Fernando PEREZ BELTRAN, Rosa PERMANYER LLOVERAS, Laura PILAR DELGADO SANTOS, Antonella PUTAGGIO, Mariella RAMONDO, Encarna ROMERO IBARRA, Pilar ROSADO RODRIGO, Gloria ROYO SANCHIS, Melania SANTANGELO, Alessandro SIMETI, Francesco TAGLIAVIA, Grazia TAGLIENTE, Vincenzo TODARO, Verónica TORNERO AMORÓS, Andrès TORRES CARCELLER, Cori TORROJA MARSAL, Vanessa VALENTI, Montserrat VALLS CODINA, Karina VAGRADOVA, Loredana VAIRO, Mayte VILLANUEVA GARCIA.




novembre 2010, Spazio Cannatella, Palermo.
inaugurazione allo spazio Cannatella



febbraio 2011, Sala de Exposiciones de la Facultad de Bellas Artes 
de la Universidad de Barcelona

  



giugno 2011, Sala de exposiciones de Ca Revolta,  València



sedi espositive:

PALERMO, 26 novembre-6 dicembre 2010
Spazio Cannatella, via Papireto 10, Palermo
BARCELLONA, 2-11 febbraio 2011
Sala de Exposiciones de la Facultad de Bellas Artes de la Universidad  de Barcelona,                      
C/ Pau Gargallo, 408028 Barcelona
VALENCIA, 25 maggio-11 giugno 2011
Sala de exposiciones de Ca Revolta, Carrer Santa Teresa nº 10,  46001 València


articoli dal catalogo della mostra:

CONDIVIDERE  E’ CRESCERE, E’ ARRICCHIRSI, E’ PROGREDIRE.
di Eva Figueras Ferrer (docente Tecniche dell'incisione, Facultad de Bellas Artes, Barcelona)

La prima volta che ho incontrato Francesca Genna sono rimasta impressionata dalla sua necessità di imparare tutto ciò che era relazionato con l’incisione sostenibile. Il mio primo contributo fu una lista di materiali diversi, a volte difficili da trovare sul nostro mercato nazionale italiano. In quella occasione parlammo anche dei nuovi procedimenti meno nocivi per la salute umana e l’ambiente in cui viviamo e subito ci ritrovammo d’accordo delle difficoltà incontrate nelle Istituzioni in cui siamo docenti.
Da allora e fino ad oggi, abbiamo lavorato insieme arricchendoci a vicenda all’interno di questa linea di ricerca crescente sull’incisione sostenibile.
Grazie alla sua perseveranza ed intelligenza, gli obiettivi che si è proposta Francesca cominciano a dare frutti. Può essere considerata una delle ricercatrici più attive sul campo della grafica sostenibile: autrice del primo trattato italiano sull’incisione non tossica, “Incisione Sostenibile, nuovi materiali e tecniche dell’area non-toxic”,  contributo importantissimo che riempie un vuoto dentro questo campo di conoscenza nel territorio nazionale. Inquieta e decisa, Francesca ha aperto una porta al mondo ed ha riempito di aria nuova il laboratorio dove insegna. Ha collaborato con persone di riconosciuto prestigio mondiale cercando risposte alle sue inquietudini ed ha saputo condividere le sue esperienze con tutti quelli che la conosciamo.
La mostra che ora si inaugura è una proposta in più del suo desiderio di cooperazione e di far conoscere i progressi che si sono andati realizzando durante questi ultimi anni nell’incisione sostenibile. La mostra costituisce uno spazio di riflessione, di scambio di esperienze, di comunicazione, di dimostrazione che è possibile un cambiamento qualitativo della grafica a favore della sostenibilità.
CONDIVIDERE  E’ CRESCERE, E’ ARRICCHIRSI, E’ PROGREDIRE.
I professori e gli studenti dei tre centri educativi che partecipano a questa mostra lo possono confermare.
Dall’anno 2004 un gruppo di professori della Facoltà di Belle Arti dell’Università di Barcellona lavora con il tema dell’incisione non tossica e le nostre priorità si incentrano nell’inserimento di materiali meno nocivi per la salute e l’ambiente nelle pratiche artistiche svolte nei laboratori di incisione. La ricerca va anche nella direzione dei nuovi processi grafici, paralleli agli avanzamenti tecnologici ed industriali. Questa costante evoluzione, ci porta a trattare temi relativi al futuro della grafica, della sua evoluzione e della sua funzione dentro il panorama artistico attuale.Università di Barcellonanotizie dell'università di Barcellona
La mostra presentata è una dimostrazione e posta in comune delle multipli possibilità artistiche che sotto il denominatore comune di incisione non tossica si possono agglomerare. Serva come punto di riflessione e dibattito delle nuove direttrici che quest’arte si va aprendo il passo grazie ad una delle porte che Francesca Genna ci ha aperto in questo incontro e ci ha lasciato entrare. Mille grazie.
Barcellona, novembre 2010.


QUELLI DEL NON-TOXIC, AQUELLOS DEL NO-TÓXICO
di Umberto De Paola (direttore Accademia di Belle Arti di Palermo).

Nell'ambito delle attività internazionali e di intercambio Erasmus, realizzate dall'Accademia di Belle Arti di Palermo, si sono sviluppate nel corso degli ultimi anni numerose collaborazioni didattiche interaccademiche con prestigiosi partner europei. Tali attività oltre ad incrementare il numero di docenti e studenti in mobilità (risultato già questo di per sé eccezionale) ha consentito in alcuni casi lo sviluppo di un percorso condiviso di ricerca nello specifico delle belle arti che rappresenta un importante fase per la transizione delle Istituzioni italiane in linea con il percorso ormai ampiamente riconosciuto nell'area europea.
Già nella sessione 2009 di Paradox, the Fine Art European Forum, tenutasi presso la nostra Accademia, fra le dichiarazioni conclusive era emerso inequivocabile il diritto di tutte le Istituzioni europee dell'alta formazione artistica di svolgere attività di ricerca e di formazione alla ricerca avendone garantito lo spazio giuridico. Tale dichiarazione, fortemente voluta da chi scrive, rappresenta un nodo ineludibile alla conseguenziale collocazione universitaria delle Accademie italiane prevista dalla sofferta e contraddittoria storia di riforma delle Istituzioni italiane.
Insomma una indicazione, a mio avviso, assiomatica, purtroppo spesso disattesa: nelle Istituzioni dell'alta formazione è impossibile pensare una didattica scissa dalla ricerca, pena la stessa declassazione formativa.
Orbene fra i progetti di ricerca, oggetto di condivisione e di scambio internazionale, uno spazio interessante di ulteriore approfondimento tecnico e scientifico è stato creato da Francesca Genna, da anni pioniere nell'investigazione delle tecniche non tossiche utilizzate per la realizzazione della grafica d'arte.
Prima con attività di ricerca personale, poi con il coinvolgimento laboratoriale didattico di colleghi europei e la realizzazione di specifici workshop, l'indagine di Francesca Genna si è andata radicando nella nostra Istituzione aprendo un serio e vincolante dibattito sulle tecniche non tossiche fra tradizione ed innovazione del linguaggio.
Dopo alcune incursioni artistiche pregevoli, il progetto espositivo, che oggi presentiamo, ha l’obiettivo di rendere visibile e far conoscere, attraverso una mostra itinerante, il lavoro svolto con le tecniche dell’incisione dette non-toxic a Palermo, Barcellona e Valencia.
Si tratta di un nuovo appuntamento fra partner che stanno condividendo un percorso di trasformazioni e ridefinizione dell'area non tossica, in un ambito che tradizionalmente ha trovato resistenze e critiche. Infatti se è vero che storicamente nel campo delle belle arti vengono usate sostanze tossiche ed inquinanti e che è stato finora sottovalutato il rischio di questi utilizzi, le nuove leggi sulla sicurezza cominciano a metterci in allarme e l'adozione attenta delle necessarie misure di sicurezza è un reale e indifferibile obbligo istituzionale. Che non può metterci al riparo per sempre ma che deve spingerci comunque ad indagare sulle possibilità offerte da altre tecniche, anche antiche, non tossiche.
D'altronde il risultato non può condizionare la scelta di strumenti idonei, e forse il fine non può più giustificare i mezzi... Deve dunque essere una giusta missione che le tecniche delle arti siano eco-sostenibili, conoscendo e provando a verificare alternative più rispettose per la salute e per l’ambiente.
L’Accademia di Belle Arti di Palermo, che promuove l’iniziativa, l’Università Politecnica di Valencia e l’Università di Barcellona hanno lavorato in modo pionieristico su queste applicazioni e presentano ora una esposizione dei lavori realizzati durante i corsi sperimentali e nei  workshop di scambio svoltisi a Palermo (“Incisione sostenibile, introduzione all’uso del film fotopolimero”,  condotto da Eva Figueras, Università di Barcellona, maggio 2008), ed a Valencia (“Introduzione all’incisione sostenibile”, condotto da Francesca Genna, Accademia di Belle Arti di Palermo, marzo 2010) con ottanta autori dei due Paesi.
Ringrazio Francesca Genna, che ha curato il progetto, per questa felice ed insistente rivoluzione palermitana. Insieme a Blanca Rosa Pastor e Eva Figueras Ferrer, colleghe che fra Valencia e Barcellona stanno accompagnando la nostra Accademia in questo viaggio copernicano.
Palermo, novembre 2010.


si parla di noi sulla rivista spagnola Grabado y Ediciòn specializzata in incisione ed edizioni d'arte:

GRABADO Y EDICION, n 30, settembre/ottobre 2011, pg. 54








    

2010 - Workshop: Valencia, Università Politecnica, Facoltà di Belle Arti.


Valencia, Spagna
 Universidad Politecnica de Valencia,
Facultad de Bellas Artes de San Carlos,
Master Oficial en Produccion Artistica.

professore invitato: Francesca Genna
workshop: El grabado sostenible, razones, sustituciones y nuevos materiales (Incisione sostenibile, ragioni, sostituzioni e nuovi materiali).
22/26 marzo 2010

Questo corso è teso a diffondere i nuovi materiali che facilitano la pratica dell’incisione artistica minimizzando i rischi di tossicità e procurando un rispetto maggiore per l’ambiente circostante. La realizzazione di questo corso si inserisce pertanto nel contributo e nella diffusione di una informazione che migliorerà le condizioni della pratica artistica, e nella conoscenza dell’opera di un artista che in Italia sta già portando avanti coerentemente la ricerca su questi materiali.












2009 - Workshop: Barcellona, Facultad de Bellas Artes.



Facultad de Bellas Artes de la Universidad  de Barcelona

workshop: El Libre d’Artista amb procediments de Gravat no toxic 

(Il libro d'artista nell'ambito dei procedimento non-toxic)

 4/7 maggio 2009
di Francesca Genna e Carla Horat 
a cura di Eva Figueras Ferrer.




In questo laboratorio il libro rappresenta un luogo di ricerca trasversale dove si possono esplorare possibili vie di percorrenza e di incontro nell'ambito della Stampa d’Arte realizzata con materiali riciclati all'interno del filone di ricerca che pone una particolare attenzione alla sostituzione dei vecchi materiali per l'incisione ritenuti tossici con altri meno tossici e più sicuri per la salute degli artisti e per l’ambiente in cui vengono smaltiti.